Lo spazio delle relazioni

progetto e coreografia Riccardo Fusiello

collaborazione artistica Agostino Riola

con Riccardo Fusiello e dieci persone selezionate ad ogni replica

produzione SONENALÉ

con il contributo di Regione Puglia

residenze coreografiche Aarhus Performing Arts Centre (Danimarca)

con il sostegno di Etre Lombardia

esperimenti coreografici Palazzo Tupputi (Bisceglie),Teatro Civico 14 (Caserta)

debutto Prospettiva Nevskij, maggio 2017 (SistemaGaribaldi – Bisceglie / Teatro Pubblico Pugliese)

Quali sono gli spazi delle relazioni?

Cosa li attraversa?

Cosa differenzia una relazione dall’altra?

Cosa ci resta delle relazioni?

Non vediamo quello che scorre in una relazione

molto spesso sappiamo quello che resta

 

LO SPAZIO DELLE RELAZIONI è una performance che coinvolge ad ogni replica dieci persone di diverse età e provenienza, selezionate ad hoc, per indagare lo spazio tra i corpi e la sua densità emotiva nelle relazioni umane.

I dieci partecipanti alla performance vengono selezionati tramite una call, ricevono una mail con le istruzioni generali, su come prepararsi e con la richiesta di portare alcuni oggetti legati a loro relazioni.

Il giorno stesso della performance vengono coinvolti in un incontro di 3 ore con il coreografo in cui apprendono le “regole del gioco” .

In scena, in una immaginaria balera, i dieci partecipanti ballano e reagiscono col corpo, sulla base delle istruzioni ricevute, agli stimoli del coreografo.

In questo progetto mi interessa indagare le relazioni che si creano tra le persone, per analizzare “la consistenza” dello spazio tra le persone ovvero tra i loro corpi. Lo spazio tra una persona e l’altra, che ad occhio umano è vuoto, con una attenzione più profonda si percepirà densa e più o meno attraversata da legami.

E’ come se ci servissimo dei corpi per evidenziare in negativo lo spazio che si viene a creare, come fosse un elemento a sé, una realtà sostanziale della relazione perché densa di memorie.

Il lavoro prende spunto anche dagli studi dell’antropologo americano Edward Hall sulla correlazione tra distanza relazionale e distanza fisica pubblicati nel testo ‘La dimensione nascosta’.

Per indagare questo tema ho scelto di creare una performance con una struttura con regole ben definite a cui partecipano, ad ogni replica, persone a cui non è richiesta alcuna particolare capacità.

Una sorta di esperimento che coinvolge ogni volta persone diverse che ogni sera danno vita ad una performance con una struttura con parti “fisse” e altre “aperte” legate all’improvvisazione e alla reazione delle persone in scena ai diversi stimoli cui sono sottoposte: indicazioni del coreografo, musiche, etc..

La scelta di lavorare con non professionisti è stata dettata dalla curiosità di indagare quali sarebbero state le reazioni di persone non abituate a lavorare col proprio corpo, la loro ‘spontaneità’, la capacità di mettersi in gioco e lasciare che il loro corpo nello spazio diventi veicolo delle loro emozioni in tempo reale.

Avere in scena “persone comuni” vuole favorire anche il processo di identificazione del pubblico con i ‘performer’ in scena. Il pubblico potrà proiettarsi in quello che vede, rispecchiarsi nelle persone in scena anche fisicamente per le loro qualità motorie, chiedersi cosa e come avrebbe risposto al posto loro e magari acquisire una maggiore consapevolezza delle dinamiche che regolano i nostri corpi nelle relazioni che viviamo ogni giorno.”

Riccardo Fusiello

Durata 50 min ca

  

RASSEGNA STAMPA

S’inseriscono a pieno titolo nell’arena di quel fenomeno di “ballo sociale” che, dalla lontana balera della Bausch in poi – Kontaktof ha, indirettamente, aperto un universo di visioni – è oggi osservato, con diverse modalità, da giovani coreografi contemporanei.

Di quel mondo che attiva la condivisione e l’inclusione fra persone non professioniste messe insieme per creare una comunità danzante e socializzante, Riccardo Fusiello e Agostino Riola della compagnia Sonenalé hanno esplorato “ lo spazio delle relazioni ” […]

Con Lo spazio delle relazioni Fusiello e Riola ci mostrano un modo di abitare il mondo oggi intercettando la sensibilità del nostro comune sentire.

Giuseppe Distefano, DANZA&DANZA

…per il rigore con cui hanno ideato un meccanismo scenico allo stesso tempo efficacemente strutturato e aperto all’imprevisto, permettendo ad un gruppo di non professionisti di acquisire, in sole tre ore di incontro laboratoriale, una qualità espressiva con cui riconoscersi in una comunità.”

Menzione Speciale della Giuria, Festival Troia Teatro

Lo spazio delle relazioni parte da un canovaccio a maglie larghe e si assume il rischio dell’imprevedibilità per indagare i meccanismi che legano indissolubilmente tutti noi. Il ricorso ad attori non professionisti alimenta un’interpretazione genuina in grado di sgretolare ogni forma di passività: i coreuti del teatro greco – reclutati tra semplici cittadini – istituivano un dialogo privilegiato con la polis di cui costituivano l’emblema; allo stesso modo i volontari inesperti di questo spettacolo divengono uno specchio per il proprio pubblico. Il risultato è un’immedesimazione con i performer che sfocia in un reciproco riconoscimento: l’indagine sui rapporti umani, così orchestrata, innesca un sentimento di identificazione che riattiva l’istanza comunitaria del teatro”.

Nadia Brigandì, STRATAGEMMI Prospettive Teatrali

“Una scelta performativa, quella dei Sonenalè, piuttosto coraggiosa che dà vita ad una performance emozionale, genuina ed interessante per la relazione che si crea tra attori non professionisti e il regista, ma soprattutto per l’effetto che scatena sul pubblico.”

Ilaria Costabile, PAC – Paneacqueculture

“…una regia che ascolta e comprende i suoi personaggi fino a consacrarli nel loro ruolo imprevedibile. Una vertigine di azzardo che lascia spazio alle interpretazioni più disparate. L’ironia della vita che ci condanna a un continuo palcoscenico, unita alla grazia del rispetto per ciascuna delle personalità in scena. Allora Lo spazio delle relazioni è vita, è teatro, è filosofia? Noi che guardiamo siamo qui a chiedercelo, mentre inevitabilmente guardiamo noi stessi da fuori, in attesa dell’arrivo di un regista che dia anche a noi un senso al gesto appena compiuto, al pensiero appena pensato. Che ci faccia dono della bellezza.”

Rossella Famiglietti, devoscrivere.wordpress.com